contratto di rete

Il Gruppo Anthea adotta il Contratto di Rete

contratto di rete

Le aziende del Gruppo Anthea di Vicenza, Anthea S.p.a., Anthea Wholesale S.r.l. e Anthea Services S.r.l., hanno scelto di intensificare il loro legame, firmando un contratto di rete tra imprese. Il Gruppo Anthea, leader nazionale nel brokeraggio assicurativo e nel risk management, grazie alla linea imprenditoriale aperta alle soluzioni più innovative dei managers a capo delle tre aziende, rispettivamente Flavio Marelli, Pierpaolo Dal Cortivo e Andrea Ostuzzi, intende sfruttare lo schema contrattuale della rete con lo scopo di accrescere la capacità competitiva, innovativa e di servizio con minori costi grazie all’economia di scala raggiungibile in virtù dell’aggregazione e, al contempo, della capacità di penetrazione delle aziende retiste e dei relativi marchi sul mercato.

Secondo Flavio Marelli, AD di Anthea S.p.a. «Operare in rete significa andare alla ricerca delle migliori risorse e delle migliori energie per renderle disponibili a tutte le società del gruppo Anthea, a partire da quelle che la compongono. Si tratta di un concetto che ci piacerebbe estendere e proporre anche ad altre Aziende operanti in settori attigui al nostro».

«Da alcuni anni», afferma il Consulente del Lavoro Maurizio Polato, il professionista che, con la propria struttura, ha supportato il gruppo nella predisposizione e gestione del contratto, «stiamo promuovendo tra i clienti questa forma contrattuale, muovendo dal presupposto che il tessuto imprenditoriale veneto è composto da piccole e medie imprese, il cui sviluppo e, a tratti, la cui sopravvivenzasono legatialla necessità di darsi un’organizzazione aziendale di rete che aumenti la massa critica al fine di poter affrontare con maggiori efficienza e competenza le sfide del mercato globale».

Ed è proprio sulla base di questi principi, che il Gruppo Anthea ha voluto darsi una veste giuridica moderna, cogliendo gli stimoli che provengono dagli strumenti normativi che il legislatore mette a disposizione del mondo imprenditoriale.

Il contratto di rete è un istituto ancora molto giovane, apparso nel nostro ordinamento solo nel 2009. Si tratta di un contratto stipulato tra due o più imprese, anche appartenenti a diversi settori produttivi, al fine di regolare e agevolare lo scambio di competenze e conoscenze in ottica di una maggiore competitività. L’istituto vuole fornire alle imprese una maggiore flessibilità, in risposta a una evoluzione economica e industriale sempre più accelerata dall’aumento dello sviluppo tecnico. Il fine del legislatore è quello di offrire al mondo dell’impresa un ausilio in termini di maggiore flessibilità, necessaria per le esigenze competitive nate negli ultimi anni. 
Perno è il programma di rete, con il quale le imprese retiste formalizzano lo scopo comune e determinano la fisionomia della Rete. A tal proposito, la disciplina legislativa è molto generica, concedendo amplissima possibilità d’azione all’esercizio della libertà contrattuale e d’impresa, «ma – come afferma Maurizio Polato – la libertà è lama a doppio taglio, dev’essere esercitata con cautela: un programma di rete poco dettagliato può causare incomprensioni e ambiguità, terreno fertile per l’insorgere di contenziosi. Per questo è importante affidarsi a professionisti per una stesura sartoriale del contratto».

Il contratto di rete non è utile solo allo scambio di informazioni, tecnologie e know how, ma agevola anche la circolazione dei lavoratori all’interno della stessa. Ciò avviene sia con la presunzione legale di interesse al distacco dei lavoratori tra imprese operanti nella cornice di un contratto di rete, sia con il rivoluzionario istituto della “codatorialità”. Purtroppo, il legislatore non ha dedicato molte parole per tracciarne contorni precisi, comportandone un suo scarso impiego, soprattutto per timore di passi falsi. «Eppure – continua il Dott. Polato – ragionando sull’istituto, è evidente che il legislatore intenda la codatorialità come condivisione tra le imprese retiste dei poteri direttivi sui lavoratori a cui si applichi l’istituto e non già la contitolarità del rapporto di lavoro. Ciò permette un impiego elastico dei lavoratori in forza nel quadro della rete, senza risultare in alcun pregiudizio per i dipendenti: ancora una volta, è il contratto di rete che dovrà disciplinare ogni aspetto potenzialmente critico e sarà minuzioso nell’articolare l’esercizio del potere direttivo dei retisti sui lavoratori, ma anche ogni altro aspetto, come a esempio quello disciplinare».

Il contratto di rete offre dunque grandi possibilità alle imprese che decidano di superare le incertezze di una disciplina poco estesa, ma, in ultima analisi, liberale, che offre grandi possibilità.

Per qualsiasi chiarimento e informazione, i professionisti dello Studio sono a disposizione con piacere.

Cordialmente, Studio Polato