Responsabilità amministrativa degli Enti prevista dal D.lgs n. 231:2001. Articolo del Dott. Maurizio Polato, Consulente del Lavoro

A cura del Dott. Maurizio Polato, Consulente del Lavoro

Dal 2001, in caso di commissione di un reato, anche gli enti, le imprese, le società, potranno essere ristretti nel carcere?

No di certo, perché non sono persone fisiche.

Tuttavia, il Legislatore imputa loro delle responsabilità, considerate un tertium genus(ossia, un genere a sé, dotato di una propria identità) a metà strada tra quella amministrativa e quella penale, avendo numerosi punti in comune con entrambi questi “diritti”.

Responsabilità amministrativa degli Enti prevista dal D.lgs n. 231:2001. Articolo del Dott. Maurizio Polato, Consulente del Lavoro

Quali sono gli enti?

Di certo gli enti pubblici economici, le società di capitali, le cooperative, le fondazioni, le associazioni riconosciute. Vi sono, poi, le associazioni, e società, prive di personalità giuridica, come le società di persone, i consorzi e le associazioni non riconosciute.

Esclusi dalla disciplina della responsabilità sono, per espressa previsione dell’art. 1 comma 3 del D. Lgs. n. 231/2001 lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli altri enti pubblici non economici e, infine, agli enti che svolgano funzioni di rilievo costituzionale.

Quali sono i presupposti e i reati previsti dal decreto?

Il presupposto per la contestazione all’ente della responsabilità prevista dal Decreto è, ovviamente, la commissione di uno dei reati tassativamente indicati dal Decreto stesso nell’interesse, o a vantaggio, dell’ente.

Quindi l’ente è il soggetto passivo, dotato di un interesse autonomo (differenziabile da quello dell’agente del reato), mentre soggetti attivi sono i soggetti interni all’organizzazione dell’ente in posizione apicale e sottoposti alla direzione dei primi.

I reati presupposto, commessi dai soggettivi attivi, per la contestazione della responsabilità all’ente sono elencati dall’art. 24 sino all’art. 25-quinquiesdecies del Decreto e l’elenco è in continua evoluzione.

La fisionomia attuale della norma spazia dai delitti contro la pubblica amministrazione a quelli di criminalità organizzata, da quelli contro l’ambiente, alla corruzione e concussione, dalla falsità in monete ai delitti contro l’industria e il commercio, dai reati societari all’abuso di mercato, dai reati ambientali ai reati di razzismo e xenofobia, dal trattamento illecito dei dati alla frode in competizioni sportive dai reati tributari ai delitti di omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro.

Quali sono i soggettivi attivi del reato?

L’art. 5 del Decreto individua due distinte tipologie di autori materiali: i soggetti inseriti nell’organizzazione dell’ente in posizione apicale, ossia coloro che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione o esercitano, anche di fatto, la gestione o il controllo dello stesso, e i sottoposti alla direzione o vigilanza di un soggetto che occupi una posizione di vertice.

Va rimarcato, che l’art. 30 del D. Lgs. n. 81/2008, identifica i requisiti del modello di organizzazione e di gestione (MOG) idoneo a scongiurare la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica di cui al d.lgs. 8.6.2001, n. 231, che sorge a seguito dei reati “presupposto” di omicidio colposo o di lesioni personali colpose gravi o gravissime (artt. 589 e 590 c.p.) commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro (art. 25-septies , d.lgs. n. 231/2001).

Quanto al MOG, l’art. 6 del Decreto prevede effetti interessantissimi alla sua introduzione, prescrivendo che se il reato è stato commesso dai soggetti attivi sopra menzionati,l’ente non risponde se prova che:

a) l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;

b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (ODV, ossia organismo di vigilanza);

c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;

d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’ODV.

Appare utile ricordare che il Modello serve anche per evitare che l’azienda possa subire conseguenze qualora vengano commessi i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose per la violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro.

Infine quali sono le sanzioni cui è sottoposto l’ente se non applica l’art. 6?

Le sanzioni amministrative applicabili agli enti possono essere di carattere pecuniario, indefettibili, e di carattere interdittive, irrogabili nei casi di particolare gravità. A corredo, sono previste anche la confisca e la pubblicazione della sentenza di condanna.

La sanzione pecuniaria, si applica ogniqualvolta il processo instaurato a carico dell’ente si concluda con la sua condanna e viene applicata per quote, in un numero non inferiore a cento né superiore a mille. L’importo di una quota è compreso tra € 258,00 ed € 1.549,00: la sanzione può essere irrogata per un minino di 100 quote (€ 25.800,00) ed un massimo di 1000 quote (€ 1.549.000,00).

Le sanzioni interdittive, vengono applicate insieme alla sanzione pecuniaria e sono: l’interdizione, anche temporanea, dall’esercizio dell’attività; la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; il divieto, anche temporaneo, di contrattare con la pubblica amministrazione (salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio); l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi e, infine, il divieto, anche temporaneo, di pubblicizzare beni o servizi.

PRESS RELEASE DI OFFICINA STELLARE

Assegnazione di n.10.000 “Warrant Officina Stellare 2019-2022” e adozione del modello 231/2001 e del Codice Etico con nomina dell’organismo di vigilanza.

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