Qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti ad impedire o limitare l’esercizio della libertà e della attività sindacale, nonché del diritto di sciopero, su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazioni che vi abbiano interesse, il pretore del luogo dove è posto in essere il comportamento denunciato, nei due giorni successivi, convocate le parti ed assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al datore di lavoro, con decreto motivato ed immediatamente esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti.

La particolare valenza degli interessi coinvolti ha indotto il legislatore a prevedere – ex art. 28, L. 20 maggio 1970, n. 300 – un particolare procedimento giurisdizionale per la definizione delle controversie relative alla lesione, da parte del datore di lavoro, delle libertà e attività sindacali e del diritto di sciopero.

L’art. 28 L. 300/70 statuisce che sono legittimati a proporre ricorso al giudice del lavoro gli “organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse”.

L’arresto della Cassazione, sez. lav., 5 novembre 2015, n. 22617, in tema di repressione della condotta antisindacale , offre il principio per il quale la legittimazione ad agire è riconosciuta alle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, essendo richiesto il solo requisito della diffusione del sindacato sul territorio nazionale: pertanto, si deve ritenere sufficiente lo svolgimento di un’effettiva azione sindacale, non su tutto, ma su gran parte del territorio nazionale.